Ristoranti e food delivery: l’evoluzione nella ristorazione

In Brandscut Rassegna Digitale ti aiuto a organizzare le idee che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale. Ciao, sono Patrick Pasquillo, fondatore di brandscut.com, il primo servizio online italiano che crea video esplicativi su richiesta.


In questo episodio di Brandscut Rassegna Digitale parliamo di come un ristorante può e dovrebbe reinventarsi attraverso il food delivery e/o il classico servizio di asporto.


È utile capire qual è il futuro di un ristorante e di come può adottare nuovi modelli di business partendo dalla propria clientela abituale.


Nel primo episodio in cui ho parlato di pandemia e digitalizzazione abbiamo accennato di questo aspetto legato alle attività nel campo della ristorazione.


Ora le approfondiamo meglio in questo episodio in cui ci focalizziamo su un modello di business che è stato adottato durante la pandemia: ossia il food delivery.


Ero partito da un articolo di Business Insider che trovi nel primo episodio il cui titolo diceva così:


Il food delivery ucciderà i ristoranti. Le cucine spariranno dalle case.


Se il food delivery è di facile comprensione la seconda parte del titolo relativa alle cucine forse non lo è. Non preoccuparti perché parleremo anche di questo.


Partiamo subito dai limiti che ha sempre avuto un ristorante. Innanzitutto lo spazio a disposizione dei clienti.


Un ristorante ha un numero preciso di posti a sedere, oltre i quali deve rinunciare alle prenotazioni. Ecco un primo spreco di potenziale.


Esistono ristoranti sempre pieni di persone con tavoli tutti riservati. Potrebbero ottenere di più.


Con il food delivery è possibile accontentare una clientela più vasta di quella a disposizione e garantire la qualità del servizio ai propri clienti.


Adottare il food delivery accresce la mole di dati a disposizione. E i dati oggi sono il nuovo petrolio per fornire servizi più efficienti, mirati e senza sprechi.


Stiamo parlando di big data e non deve spaventarti se parliamo di big data per un ristorante.


Sono ovunque e stanno già crescendo le società che si occupano di raccoglierli e rielaborarli per offrirti insight utili e oggi necessari.


Vuoi un esempio?


Uno degli sprechi maggiori di un ristorante è quello legato al cibo, perché purtroppo i ristoranti non possono sapere cosa ordinerà un cliente nonostante abbia riservato in anticipo il tavolo.


Il food delivery permette di legare il cliente al piatto consumato, associarlo al momento dell’anno, al giorno della settimana, all’orario del pasto, alla quantità consumata, al prezzo di spesa medio, a quello generato nell’arco di vita del cliente e così via.


Se per ogni cliente abbiamo a disposizione questi dati è facile fare statistiche sul consumo dei propri clienti e su come adeguare il servizio e i prodotti necessari per soddifarlo senza incorrere in sprechi.


Il personale di un ristorante dipende anche dalla mole di lavoro che c’è. In piena attività si rischia di perdere la qualità del servizio per strada. Noi con i dati siamo in grado di colmare i vuoti causati da questi momenti o di ridurre le spese durante momenti più tranquilli.


Infatti con i dati a disposizione diventa facile prevedere situazioni e quindi il consumo dei nostri servizi.


Ecco che in caso di un ristorante solo food delivery i costi si abbattono e si può concentrarli lì dove è maggiore il profitto.


Nel primo episodio abbiamo detto di come sia necessaria solo una cucina e un cuoco.


Poi ci saranno i rider nel caso del food delivery, o qualcuno che gestisca il servizio di asporto.


Con poche risorse si possono servire molti più clienti. Specializzandosi in un tipo di cucina si ottengono maggiori risultati di quelli che si possono ottenere sostenendo i costi di un ristorante con posti a sedere.


La pandemia ha costretto ristoranti ad adattarsi al food delivery. Ma se si fossero convertiti già prima?


Cosa sarebbe successo in un periodo come questo?


Probabilmente avrebbero registrato un aumento di fatturato.


Probabilmente anche dopo l’allentamento delle misure di sicurezza avrebbero continuato a fatturare molto.


La mia azienda Brandscut.com che offre il primo servizio online italiano che crea video esplicativi su richiesta ha potuto continuare la sua attività anche in tempi di lockdown grazie al digitale.


Ecco che in questo scenario di crescita di fatturato spuntano startup legate al delivery da parte dei ristoranti della città.


E se il ristoratore avesse un approccio più adatto a una startup che a un ristorante?


Come potrebbe sfruttare la sua esperienza in un settore in espansione?


In futuro ci saranno startup dedicate alle virtual o dark kitchen. Quelle cucine che preparano le pietanze e le lasciano consegnare dalle startup di delivery.


Cucine anche senza un servizio ai tavoli, con affitti molto ridotti e personale ridotto.


Cucine che servono molti più clienti di prima con meno personale.


Cucine condivise che servono tipologie di clienti diversi sotto un unico ombrello tagliando i costi in maniera netta.


E se le cucine fossero in abbonamento?


Per esempio, se così fosse potrebbero spuntare cucine in affitto per ristoratori che vogliono dedicarsi al food delivery.


Oppure potrebbero spuntare abbonamenti ai servizi di un food delivery per consumare pranzi e cene a casa dalla propria cucina preferita. In cambio di un abbonamento mensile ti cucino il menu che tu scegli giornalmente.


Oppure abbonamenti per regime alimentare. Abbonamenti per vegani, abbonamenti per vegeteriani, quelli per le intolleranze e così via.


Ecco che a fronte di un abbattimento dei costi da un lato l’offerta diventa più vasta e conveniente anche dall’altro lato della catena: il cliente. Di consguenza il food delivery potrebbe davvero uccidere i ristoranti così come li conosciamo.


Chi pagherebbe 30 euro in una sera per qualcosa che potrebbe costare meno? Sarebbero poche persone attaccate alla tradizione. Ma anche le tradizioni più tradizionali (scusate il gioco di parole) sono state abbandonate a favore di modelli nuovi e innovativi.


Immaginate Mc Donalds con un food delivery capillare. Lo sfruttereste?


Immagino di sì.


Tornando però al titolo dell’articolo di Business Insider che diceva: Le cucine spariranno dalle case.


In casa avremo le cucine? Potrebbero sparire veramente. Pensi che scherzo?


No assolutamente.


Già oggi ci sono startup che ti portano a casa gli ingredienti necessari per cucinare qualche piatto da solo. Ovviamente la voglia di cucinare resterà per gli appassionati di cucina.


Se al posto dei soli ingredienti ti servissero il necessario per cucinare, quindi pentole, fornelletti e così via?


Si arriverebbe a quella che avevamo nominato economia circolare.


Un’economia che è attenta agli sprechi e incide poco sull’ambiente circostante.


Un’economia più sostenibile che ti permette di cucinare da solo ovunque ti trovi.


Nell’articolo si parlava dell’anno 2030. Chiaramente il food delivery è già realtà e sta addirittura crescendo parecchio. È cresciuto utleriormente durante la pandemia e continuerà a farlo.


Ecco che pensare a scenari futuri ipotetici ci aiuta a realizzare che possiamo cambiare. Possiamo affrontare scenari sempre diversi e ottimizzare le nostre risorse oggi per ottenere di più domani.


Conoscere servizi che non riguardano il nostro segmento di mercato è importante quanto conoscere l’offerta del proprio settore.


Quello che è necessario non è un modello di business preconfezionato, ma tradurre da altri modelli di business quello che può essere utile alla nostra attività.


Solo così possiamo essere un passo oltre e affrontare più serenamente il futuro.


Forse la cucina in casa resterà un lusso di poche persone, ma la voglia di cucinare farà nascere servizi che soddisfano questa domanda.


Dunque il problema non è la mancanza della cucina, il problema è la risposta che a una tale mancanza si può dare.


La pandemia ci ha portato via molte delle nostre attività preferite, ma il problema non era la pandemia, era la risposta che potevamo ottenere dalle nostre attività preferite.


Una risposta che in molti casi non esisteva. Che è stata creata da alcuni mentre alcuni hanno dovuto tacere e farlo per sempre.


Per chi mi segue già ci sentiamo nella prossima puntata del podcast che organizza le idee pratiche che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale.


Negli episodi di Brandscut Rassegna Digitale relativi alla digitalizzazione parlo di alcuni settori che stanno per essere sconvolti affiancandoli a settori che sono già stati sconvolti qualche anno fa.


Ti consiglio di ascoltarli perché anche se non riguarda il tuo settore possono aiutarti a raggiungere la tua idea professionale più adatta a un mondo che cambia.


Se ti è piaciuto questo episodio e vorresti trovarne altri come questo ti invito a seguirmi iscrivendoti al podcast Brandscut Rassegna Digitale.


Ciao